Autorizzazioni Ambientali

Autorizzazione per lo scarico di acque reflue
Tutte le abitazioni o le attività produttive per poter scaricare le acque derivanti da attività domestiche, industriali o agricole, devono richiedere l’autorizzazione allo scarico di acque reflue. In base all'utenza e alla tipologia di utilizzo, le acque reflue si dividono in domestiche, assimilabili alle domestiche e industriali. Per gli scarichi di acque reflue domestiche e per gli scarichi assimilabili ai domestici l’autorizzazione deve essere richiesta al Comune in cui è ubicato lo scarico. Per gli scarichi di natura produttiva, non assimilati, invece la competenza è del Servizio ambiente della Provincia d’appartenenza. Per ognuna di queste tipologie è prevista una procedura per richiederne l’autorizzazione allo scarico.



Documentazione impatto acustico
titolari di attività ad alta rumorosità hanno l'obbligo di presentare al comune la documentazione d’impatto acustico, compresi i ristoranti, i bar, le pizzerie, o altre attività che utilizzano impianti di diffusione sonora, oppure svolgono manifestazioni che prevedono la diffusione di musica o l'utilizzo di strumenti musicali. In tutti gli altri casi, quando l'attività non supera i limiti di emissione di rumore fissati dal comune, nel documento denominato piano di zonizzazione acustica, la documentazione d’impatto acustico può essere sempre sostituita da un’autocertificazione. L'obbligo di predisporre la documentazione d’impatto acustico, firmata da un tecnico competente in acustica, rimane per quelle attività che superano i limiti comunali.


Autorizzazioni alle emissioni in atmosfera
La normativa nazionale, recepita poi da quella regionale, prevede che sia fatta richiesta alla Provincia territorialmente competente di autorizzazione alle emissioni in atmosfera per tutti gli insediamenti industriali che hanno installati impianti che emettono fumi in atmosfera, esclusi quelli relativi agli impianti di incenerimento rifiuti, che invece sono di competenza regionale.


Le tipologie di autorizzazioni per le attività sono:
- semplificate, relative ad alcune tipologie di attività inserite nei decreti regionali; ordinarie; per modifiche non sostanziali degli impianti con versamento oneri istruttori.
Pertanto tutte le domande/comunicazioni relative alle emissioni in atmosfera previste e disciplinate dal D.lgs. 152/2006, parte quinta (autorizzazioni ordinarie e autorizzazioni per le attività in deroga/ex ridotto inquinamento atmosferico o R.I.A.) dovranno essere inviate alle singole province competenti.


Con l'avvertenza che per gli impianti e attività in deroga ad inquinamento scarsamente rilevante di cui all'art. 272, comma 1, del D. Lgs. 152/2006 (ex attività ad inquinamento poco significativo di cui all'allegato 1 al D.P.R. 25/07/1991 più i piccoli allevamenti) la competenza per la presentazione della comunicazione è in capo ai Comuni.



Autorizzazione Integrata Ambientale
L'autorizzazione integrata ambientale (AIA) è l'autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per uniformarsi ai principi dettati dalla Comunità Europea. Può essere di vario tipo a seconda dell'attività svolta. La Direttiva europea 96/61/CE (Direttiva IPPC) ha fissato entro il 2007 il termine di adeguamento oltre il quale un impianto non conforme non potrebbe essere operativo. Per ottenere l'autorizzazione bisogna rispettare i requisiti del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, che aveva recepito la 96/61/CE (detta Direttiva IPPC – Integrated Pollution Prevention and Control) poi riscritta dalla direttiva 2008/01/CE e ora confluita nella direttiva 2010/75/UE (detta Direttiva IED – industrial emission directive). Dopo l'emanazione del decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128, la norma di riferimento è confluita nel testo unico ambientale (decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) con modifiche minori.



L’AIA è generalmente rilasciata dalla Regione o, su delega, dalla Provincia. Per gli impianti più rilevanti essa è invece rilasciata dal Ministro dell’Ambiente sulla base di un lavoro istruttorio svolto da una commissione tecnica, all’interno della quale il comune ha l’incarico di dare un parere sanitario. Nel merito, l’AIA è un’autorizzazione all’esercizio integrata nel senso che nelle relative valutazioni tecniche sono considerate congiuntamente tutte le diverse linee d’impatto sull’ambiente dell'attività da autorizzare, nonché tutte le condizioni di vita dell’impianto (non solo a regime, ma anche nei periodi transitori e in fase di dismissione) perseguendo una prestazione ambientale ottimale. Non costituisce mai "autorizzazione alla realizzazione di un impianto", salvo nel caso delle discariche.



Tale scopo è tipicamente raggiunto tramite l’individuazione delle migliori tecniche disponibili, ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che, tra quelle tecnicamente realizzabili nello specifico contesto ed economicamente sostenibili a livello di settore, garantiscono prestazioni ambientali ottimali in un’ottica integrata. Nei casi più complicati la ricerca di tale soluzione ottimale può richiedere analisi costi benefici.
Nell’AIA l’autorità competente, sulla base delle analisi proposte dal gestore, conferma la corretta individuazione delle migliori tecniche disponibili e delinea il crono programma per la loro implementazione. Data la sua connotazione di “autorizzazione integrata”, l’AIA rende superflue le autorizzazioni ambientali di settore. L’AIA considera in ogni caso come punti fermi il rispetto dei requisiti minimi stabiliti nelle norme ambientali di settore, le prescrizioni VIA, la compatibilità con le norme di qualità ambientale e inoltre, ma solo in Italia, le prescrizioni in materia di industrie insalubri e di rischio da incidente rilevante.




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