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LA “CULTURA DELL’ERRORE”

«… voi siete molto più bravi a spiegare perché non avete fatto questa o quell’altra cosa, che non a farla. Se solo dedicaste alla ricerca di soluzioni la metà del tempo che impiegate a giustificarvi con colleghi e superiori, combinereste molto di più e vi sentireste decisamente meglio …» [[1]]. 


È un problema “sociologico”, più che “tecnico”, per questo difficile da gestire!


 Vale a dire, è un errore riferirsi ulteriormente ed acriticamente ad un modello di organizzazione statico (la logica dell’organigramma, delle “funzioni”, della “concertazione”, delle “prassi”, dei “diritti acquisiti” …), basato sulla “best practice” (il nostro storico know-how!) del saper fare il “prodotto”, da replicare tal quale senza chiederci “per far cosa con il nostro prodotto?” e “come farlo?”, che ci impedisce di gestire con successo situazioni nuove. Di qui, di fronte all’evidenza delle inadeguatezze, la ricerca delle giustificazioni “per non aver fatto”, evidenziate da quel manager.


Dobbiamo piuttosto tendere ad imparare dagli errori. Solo chi si sforza di cambiare imparando – cultura dell’errore - acquista coscienza di quanto ancora deve imparare per acquisire e mantenere la competitività. Cioè, dobbiamo adottare la logica di considerare “errore” ogni “non conformità” rispetto ad uno “standard” formalizzato, noto e condiviso.


 Ma occorre partire dal definire e documentare gli “standard” di riferimento … Siamo in grado di farlo? Perché non finisce qui: poi occorre individuare “chi” deve controllare …, poi “chi” deve valutare …, quindi “chi” deve trovare la soluzione …, “chi” la deve introdurre nel circolo della gestione corrente …, “chi” la deve gestire … per poi stabilire “perché” …, “come” …, “quando” …


 Non è possibile improvvisare di volta in volta con “gestioni centralizzate”, ci vuole metodo, decentramento delle responsabilità e tempo per cogliere i risultati. Occorre adottare un “modello di gestione” in grado di dare risposte a quegli interrogativi, strada facendo, in progress, perché ormai il mondo dell’impresa industriale deve ragionare dinamicamente sulle variazioni del mercato e degli scenari di riferimento, per poi adeguare la propria offerta. In altre parole, dobbiamo evitare di replicare alcuni dei nostri storici difetti culturali: “… l’individualismo”, “… il fare ammujna!”, l’irresponsabilità del “… a mia insaputa”, motivati dal desiderio di apparire più che di essere.


 AS servizi alle imprese ha messo a punto un processo di gestione dello “change management” con l’obiettivo di “aggiornare” le nostrane logiche di gestione dell’impresa, allargandone l’orizzonte del possibile nella logica della “cultura dell’errore”, che ha chiamato “Modello 231”, perché fa riferimento ai disposti di una norma giuridica, il D.Lgs. 231/2001, recentemente aggiornato ed integrato: vedere allegato WP CM 10 (in basso a sinistra). 






[1] - Cfr. Liker Jeffrey K., Attolico Luciano – Toyota way. I 14 principi per la rinascita del sistema industriale italiano – Hoepli, Milano 2014



Vedi Allegato


 

 

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